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Salvatore Losco: Pianificazione urbanistica e dimensione ambientale: il quartiere sostenibile

tesi sostenuta _ L’atlante pubblicato dall’ONU in occasione della giornata mondiale per l’ambiente (5 giugno 2005), nell’ambito del programma: Un pianeta, molte persone, evidenzia in modo incontestabile gli effetti dell’antropizzazione negli ultimi 30 anni. Il tema scelto per la giornata è incentrato sullo sforzo di rendere più verdi le città, perché sono queste ultime ad ospitare il 50% della popolazione del pianeta e le tendenze demografiche in atto fanno prevedere, nel giro di qualche lustro, che tale percentuale passerà al 60% del totale.

Le città richiedono enormi quantità di risorse, acqua, cibo, legname, metalli e persone. Esportano, a loro volta, quantità altrettanto enormi di rifiuti e gas che contribuiscono al riscaldamento del pianeta, per questo il loro impatto sull’ambiente va molto oltre i loro confini fisici e ha ricadute su intere nazioni e sul pianeta nel complesso.

Per questo la battaglia per lo sviluppo sostenibile, per un mondo più sano, giusto e stabile dal punto di vista dell’ambiente, è da combattere, in larga misura, nelle città.

La revisione della finalizzazione economicistica classica delle dinamiche di trasformazione impone la ricerca di nuovi modelli insediativi.

Il contributo vuole riflettere sui criteri di sostenibilità applicabili al quartiere nella convinzione che sia questa la scala corretta per poter pianificare ed attuare buone riqualificazioni urbane.

campo entro il quale la tesi trova argomentazioni/confutazioni _ Negli anni sessanta l’istanza ecologica, denunciando l’incompatibilità tra il consumo illimitato delle risorse e la coesistenza equilibrata tra insediamenti umani e processi naturali, entra nella Pianificazione Territoriale e Urbanistica promuovendone un’evoluzione sia della teoria che della prassi. Il modello economico occidentale impostosi con la rivoluzione industriale produce una forte alterazione degli equilibri ecosistemici e una massiccia trasformazione ambientale. L’immissione di inquinanti nell’aria e nell’acqua, il taglio di boschi, la desertificazione di vasti territori e l’erosione costiera, la crescita delle città e delle infrastrutture costituiscono le cause di rischi globali anche alla scala del Piano comunale. In conseguenza di tali acquisizioni la Pianificazione Territoriale e Urbanistica avvia una revisione epistemologica, si afferma una dimensione ambientale delle discipline della Città e del Territorio. La stessa città si estende sempre più verso il territorio anche se cambia il concetto di città tradizionale – l’urbanità circoscritta all’urbs – e le forme spaziali attraverso le quali essa si dispiega nel territorio, si tratta comunque di condizione urbana seppur nuova e niente affatto tipica.

prospettive di lavoro _ Se il Piano tradizionale mira ad arrestare il degrado fisico come se questo non derivasse da cause socio-economiche, intervenendo sugli effetti e non sulle cause, il nuovo Piano deve fondare su procedure di costruzione derivanti dall’integrazione delle analisi urbanistiche tradizionali con analisi dei cicli, dalla conoscenza dei limiti della crescita urbana, dalla considerazione che l’insediamento è un sistema urbano vivente, dall’autodeterminazione delle comunità locali, dalla qualità urbana.

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