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Paola Viganò: Tubi e spugne 3. Scenari

tesi sostenuta _ La città diffusa sta cambiando. Se nel corso dei secoli il disegno delle strade ha contribuito, insieme a quello delle acque che spesso corre parallelo, a definire condizioni territoriali isotrope, poco gerarchizzate, favorendo insediamenti diffusi e relazioni orizzontali, oggi questo enorme lavoro morto, depositato in strade bianche o asfaltate, canali, fossi, arginature, scoline… è sottoposto a nuove pressioni e a profonde revisioni.campo entro il quele il tema trova argomentazioni/confutazioni _ Il primo scenario “No auto” si interroga sulle condizioni entro le quali il trasporto individuale a motore potrebbe essere abbandonato e sostituito da un efficiente sistema di trasporto pubblico. Il secondo scenario, “Strade a impatto zero”, si chiede cosa succederebbe se le infrastrutture della mobilità individuale a motore adottassero sistemi per compensare i costi ambientali che esse stesse producono. In questo caso le infrastrutture per la mobilità sono immaginate come il supporto della riqualificazione ambientale.

Gli interventi di gerarchizzazione della rete, in corso di realizzazione, riportano al centro della riflessione urbanistica l’interrogazione sulla necessità di un progetto dell’isotropia, grande figura ideale sulla quale si è costruita una parte importante della riflessione urbana e territoriale (da Wright, a Gutkind, alla città diffusa). La ricerca condotta per il  Prin2006, Infrastrutture per la mobilità e costruzione del territorio metropolitano: linee guida per il progetto integratoGruppo coordinato da B. Secchi, P. Viganò e formato da L. Fabian, P. Pellegrini con S. Catinella, Dao Ming Chang, V. Ferrario, L. Velo) utilizza la costruzione di scenari per esplorare la capacità di un territorio isotropo come quello del Veneto Centrale di confrontarsi con un progetto di mobilità sostenibile.

Mutare il proprio stile di vita, compensare i danni prodotti all’ambiente: dei due scenari si indagano i limiti, i paradossi, le eventuali contraddizioni, ma anche le potenzialità. Essi definiscono un campo nel quale immaginare le conseguenze sugli insediamenti diffusi di scelte legate ad una mobilità sostenibile.

Diversamente dalle ipotesi correnti, che si basano sulla riduzione dei movimenti e sul rifiuto del modello diffuso, gli scenari non propongono alternative ai territori della dispersione, ma valutano le condizioni (i sistemi di trasporto pubblico, le conseguenze per la progettazione delle infrastrutture e per il territorio; le strategie di compensazione per assorbire la C02 immessa in atmosfera…) entro le quali questo stesso territorio può affrontare la sfida ambientale.

prospettive di lavoro _ E’ evidente che i due scenari, oltre ad appoggiarsi ad una riflessione su modelli interpretativi e sui “progetti impliciti” che nel tempo hanno strutturato il territorio, aprono molte direzioni di ricerca ed attraversano l’intero progetto territoriale. Analizzare le possibilità di un trasporto pubblico capillare, il ruolo dei nodi di scambio, il disegno di un nuovo spazio pubblico liberato dalle auto, nel caso del primo scenario, oppure il progetto di nuove foreste, di produzione di energia rinnovabile, di spazi per l’acqua, nel caso del secondo, permettono di immaginare nuovi spazi abitabili ed il possibile emergere di una diversa geografia delle preferenze abitative.

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