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Paola Pellegrini: Tubi e spugne 1. Le trasformazioni recenti della città diffusa

tesi sostenuta _ Il territorio centrale del Veneto, cioè l’area compresa fra Treviso, Venezia, Padova e Castelfranco, è interessato da fenomeni di trasformazione, esito anche della programmazione regionale (il nuovo PTR e il “Terzo Veneto”).
La ricerca condotta per il Prin2006: Infrastrutture per la mobilità e costruzione del territorio metropolitano: linee guida per il progetto integrato sostiene che l’insieme delle grandi infrastrutture in progetto e realizzate in questa parte del territorio adombra un progetto implicito, nel senso che non viene disegnato in modi espliciti da alcuno strumento urbanistico, ma sottostà alle diverse politiche regionali di progressiva densificazione lungo le direttrici del traffico autostradale sino a raggiungere una massa critica sufficiente a generare una situazione metropolitana. Le linee di sviluppo dichiarano la superiorità dell’idea di metropoli rispetto a quella della città diffusa.
Allo stesso tempo, però, la grande quantità di interventi sulla spugna –relativi tanto alla mobilità che al tessuto residenziale – permette di notare come la città diffusa si stia consolidando, anche se secondo modelli diversi da passato.

campo entro il quale la tesi trova argomentazioni/confutazioni _
Le trasformazioni del sistema della mobilità degli ultimi 10 anni circa e le spie più evidenti delle trasformazioni in corso nel tessuto insediativo, esito degli indirizzi del mercato immobiliare (la “placca” – il complesso residenziale tipo isola ambientale che ha sostituito la costruzione “casa per casa” e il grande
intervento multifunzionale ad elevata densità che si colloca lungo le principali infrastrutture) sono state raccolte e mappate durante la ricerca Prin2006.
Le trasformazioni del sistema della mobilità riguardano tanto le grandi infrastrutture, i tubi (i nuovi tracciati veloci come il Passante di Mestre o la Pedemontana), che la viabilità minuta, la spugna, cioè la rete che ha costruito il territorio Veneto nel lungo periodo (rotonde, tangenziali, sottopassi, riammagliamenti, piste ciclabili), che il trasporto pubblico (il Sistema Ferroviario Metropolitano Regionale che integra i servizi ferroviari con la mobilità individuale). La costruzione dei tubi trasforma il territorio attraverso una specializzazione gerarchizzata, che aumenta la capacità del tubo e diminuisce i contatti con la spugna; le trasformazioni della spugna intendono rendere il traffico più fluido e sicuro, evitando di attraversare luoghi di congestione e aumentando la specializzazione della sezione stradale.
Nella costruzione della “metropoli” per il Terzo Veneto le grandi infrastrutture stradali, giudicate strategiche per rimediare alla “modernità incompiuta”, si coniugano con il policentrismo, considerato costitutivo, rifacendosi così al contenuto dei piani redatti per il Veneto (Samonà, Progetto 80, PTR 92…), dove la figura del policentrismo è stata affiancata o contrapposta alla figura della metropoli per riequilibrare il territorio o per
integrare e connettere.

prospettive di lavoro _ Il progetto implicito e le trasformazioni in corso mostrano una direzione possibile di futuro con la quale qualsiasi ipotesi di trasformazione deve mettersi in relazione, anche se rispetto a questo è conflittuale. Ci si deve interrogare sulle condizioni per realizzarla, espressione di attori, domande, negoziazioni e sulle sue conseguenze. Da un lato, infatti, la crisi del sistema finanziario cambierà i programmi di spesa, dall’altro lato l’aspirazione alla metropoli dovrà assumere specifica forma spaziale e forse discutere dell’idea di “prossimità” come proposta di rinnovato ordine funzionale.

Tale ricerca è parte integrante del quadro più ampio delle attività di studio ed analisi che sono riconducibili alla Ricerca Nazionale Prin2006,Infrastrutture per la mobilità e costruzione del territorio metropolitano: linee guida per il progetto integrato. Obiettivi della ricerca nazionale sono una riflessione sulle infrastrutture per la mobilità nelle diverse situazioni territoriali italiane, sui possibili scenari evolutivi delle reti e sugli specifici dispositivi e progetti che possono consentire l’uso attuale e futuro delle reti della mobilità. Le attività di ricerca dell’unità veneziana e i risultati provvisori conseguiti sono stati coordinati e confrontati con gli studi e le analisi di altri tre gruppi di ricerca impiegati in altrettanti contesti territoriali: Politecnico di Torino e area torinese; Università di Chieti e Pescara e area adriatica; Università degli studi di Palermo e area delle coste siciliane. Le altre unità coinvolte nella ricerca sono relativa a

– l’area torinese, cioè laddove l’espansione di una grande città industriale ha dato luogo nei decenni recenti a fenomeni di riconversione funzionale divaste aree e delle relative infrastrutture; A.De Rossi, Politecnico di Torino.

– l’area della costa adriatica, ove le maggiori infrastrutture della mobilità trovano una certa difficoltà a garantire un’adeguata accessibilità alle piùimportanti attrezzature portuali e spingono a porre una grande attenzione alla progettazione dell’”ultimo miglio”; R. Pavia, Università degli Studi “G.d’Annunzio” CHIETI-PESCARA

– l’area delle coste della Sicilia ove le infrastratture della mobilità hanno il compito di garantire l’accessibilità ad aree urbane consistenti, ma ance ad

aree turistiche di elevato valore paesistico ed ambientale. R. Collovà, Università degli studi di Palermo.

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