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Mario Cerasoli: IL RECUPERO DEI CENTRI STORICI: LA “MODULAZIONE DELLA TUTELA”.

Parlare di recupero dei centri storici può sembrare forse anacronistico. Il dibattito pare si sia fermato agli anni Ottanta, al termine delle esperienze di recupero legate al Piano decennale e alla Legge 457 del 1978 che introdusse il Piano di Recupero. Finiti i finanziamenti statali per tale tema i centri storici e il loro recupero hanno progressivamente perso di interesse, nonostante timidi tentativi di recuperi “di facciata” finanziati di tanto in tanto dalle singole regioni.

Le cause per questo disinteresse si possono probabilmente imputare anche al fatto che lo strumento Piano di Recupero (art. 27, L. 457/78), pur introducendo significative innovazioni nella disciplina urbanistica – in particolare con l’introduzione delle “categorie di intervento” – ha di fatto favorito una certa confusione tra il recupero in termini edilizi e il recupero in termini edilizi.

 

Quando perciò il Dipartimento di Studi Urbani si è trovato ad affrontare questo tema a seguito dell’incarico per la redazione del Piano di Recupero per il Centro Storico del Comune di Formello, situato al confine settentrionale del Comune di Roma e quindi parte della prima corona dell’area (metropolitana) romana, ci si è dovuti necessariamente porre alcuni interrogativi di metodo – e sostanza.

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Formello, come tutti i comuni che ricadono nell’ambito degli effetti territoriali diretti del Comune di Roma, conta poco più di 10.000 abitanti e nel corso degli ultimi trenta anni si è venuto a trasformare in una delle sterminate periferie della capitale, fenomeno fortemente favorito da alcuni interventi infrastrutturali e urbanistici dei primi anni Settanta (la realizzazione della Cassia bis, la costruzione dell’insediamento di Le Rughe), e nel quale l’abusivismo edilizio hanno sicuramente compromesso il territorio per poter dare risposte alle istanze insediative di nuovi abitanti legati, per motivi di lavoro e studio, alla grande città.

Da anni le amministrazioni formellesi hanno tuttavia perseguito un ambizioso programma politico volto al recupero e alla riqualificazione delle varie parti del territorio comunale e, quasi ultima – anche perché forse la meno compromessa – ha affrontato il centro storico.

Un centro storico che se da un punto di vista meramente edilizio non presenta evidenti segni di degrado, dal punto di vista urbanistico ha perso sensibilmente la sua natura e identità, abbandonato da parte degli abitanti tradizionali che si sono spostati nelle abitazioni costruite spesso illegalmente in altre parti del territorio di Formello e – scarsamente abitato – da una nuova eterogenea popolazione fatta di persone fortemente motivate nello scegliere il centro storico come luogo della propria residenza, e da persone, quasi sempre immigrati, che sono state costrette a abitare nelle abitazioni più infelici – spesso ricavate abusivamente dai vecchi proprietari – del nucleo storico.

La tesi metodologica che è stata proposta all’amministrazione comunale è stata quella che il recupero del centro storico doveva essere accompagnata da politiche volte a definire un nuovo ruolo territoriale e urbano del centro storico.

 

Definito il ruolo, anche attraverso la partecipazione degli abitanti attuali del centro storico, si è deciso di intervenire su di esso con la logica della modulazione della tutela, intendendo il centro storico non come un oggetto statico ma come il frutto di una costante evoluzione che narra le diverse epoche della vita del nucleo urbano e della gente che lo ha abitato. E che quindi può ancora trasformarsi per assecondare le esigenze di chi lo abita e lo vive senza tuttavia cancellare le tracce e la memoria del passato.

 

Mario Cerasoli, Dipartimento di Studi Urbani, Università Roma Tre.

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