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Lorenzo Fabian: Tubi e spugne 2. Modelli

tesi sostenuta _ La costruzione di scenari aventi per oggetto le infrastrutture per la mobilità non può prescindere da una preliminare revisione dei modelli e dei paradigmi attraverso i quali le reti sono state da sempre immaginate e
concettualizzate.
Nella ricerca Prin2006: Infrastrutture per la mobilità e costruzione del territorio metropolitano: linee guida per il progetto integrato ( Gruppo coordinato da B. Secchi, P. Viganò e formato da L. Fabian, P. Pellegrini con S. Catinella, Dao Ming Chang, V. Ferrario, L. Velo) , TUBI e SPUGNE non sono solo due grandi immagini di riferimento. Essi sono anche due differenti modelli analogico matematici della rete della mobilità ( I modelli, oggetto della presente ricerca, sono stati realizzati in stretta collaborazione con i ricercatori del MOX, Laboratorio di Modellistica del dipartimento di Matematica del Politecnico di Milano) base teorica e concettuale per la costruzione di scenari evolutivi attraverso i quali il territorio del Veneto centrale può in futuro essere ripensato in una chiave di sviluppo sostenibile.

campo entro il quale la tesi trova argomentazioni/confutazioni _
“I modelli servono a versare nuovo contenuto in vecchie bottiglie.”
Max Black ( Max Black, Modelli archetipi metafore, Pratiche, Parma 1983, pp87 (ed. or. Models and Metaphors. Studies in Language and Philosophy, Cornell University Press, Ithaca (N.Y.) 1962)
I modelli matematici classici per lo studio del traffico veicolare sono di tipo monodimensionale differenziale.
Si basano tipicamente sulla similitudine che è possibile stabilire fra il flusso del traffico veicolare ed il moto di un liquido all’interno di un tubo. Un’analogia che ben si presta alla descrizione del comportamento del traffico veicolare dentro infrastrutture ad alta velocità/capacità e che per questo motivo, in questa ricerca, abbiamo denominato i tubi. Autostrade, superstrade, tangenziali sono in effetti oggetti dai bordi non permeabili che stabiliscano relazioni con il contesto solo per mezzo di precisi punti di ingresso o uscita dal sistema (caselli, svincoli, corsie di accellerazione, ecc.). Un modello che trova nella figura della gerarchia la principale chiave interpretativa.
Il modello della spugna, consente invece, a partire dalla legge di Darcy, di modellizzare lo spostamento del traffico come fosse il moto di un fluido dentro un tessuto poroso (una spugna), utilizzando un approccio simile ai sistemi usati in fluidodinamica per descrivere i fenomeni di percolazione. La spugna nel vocabolario della nostra ricerca corrisponde a quel fittissimo reticolo di strade locali, poderali e strade bianche che con la rete minore delle acque costituisce l’ossatura portante della città diffusa del Veneto centrale. Un insieme di strade talmente fitto ed interconnesso da essere considerato come un’unità che stabilisce con il contesto un rapporto di tipo osmotico e di scambio continuo (con le abitazioni, con il commercio e la produzione, con lo spazio agricolo e il sistema idrologico). Un modello che trova nella figura ideale dell’isotropia una fertile chiave interpretativa attraverso la quale poter anche riorganizzare processi di redistribuzione delle risorse sul territorio contemporaneo.

prospettive di lavoro _ La decostruzione dei modelli della spugna e dei tubi ha consentito, anche a partire dalle convenzioni grafiche e dalle classificazioni mutuate dalla teoria dei grafi, di dare definizione e spessore ad alcuni concetti, come la porosità, la permeabilità o l’isotropia. Tali concetti sono alla base di alcuni scenari evolutivi in cui le strade, le acque e il sistema ambientale partecipano in modo integrato alla costruzione di un progetto di mobilità sostenibile per il Veneto centrale.

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