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Ilaria Vasdeki: Paesaggio e performance. Poetica della Relazione

tesi sostenuta _Per via della sua valenza simbolico-relazionale il paesaggio crea quasi sempre delle ambiguità disciplinari e il terrain vague che si forma intorno a questa prospettiva lascia irrisolte problematiche sempre più urgenti per discipline come quella urbanistica. Espressione vitale del modo in cui l’uomo ottimizza la propria corrispondenza con l’ambiente (Watzlawick), secondo le ricerche dei geografi, il paesaggio (o spazio di vita) è frutto del sistema culturale con cui l’uomo costruisce i propri riferimenti sulla terra.

Chiameremo performance l’esperienza che caratterizza tale connessione – intuitiva, emotiva e sensoriale – oltre che pratica e raziocinante – tra corpo e mondo (Dewey, M. Ponty), intendendo con essa il processo di trasformazione fisica e simbolica dello spazio terrestre. Le prime consapevoli modifiche della terra erano performance (rituali, magiche, religiose) ed essa è oggi sia la pratica che indaga la percezione dello spazio attraverso la sperimentazione di nuovi comportamenti (estetica) sia l’unità di osservazione dei processi culturali situati (antropologia). Non solo è possibile dunque tracciare una mappa delle sue implicazioni disciplinari ma è utile comprenderne il funzionamento lì dove la stessa disciplina, separando livelli di significato dello spazio altrimenti inscindibili, produce confini del pensiero e della pratica.

campo entro il quale la tesi trova argomentazioni/confutazioni _La Convenzione Europea ha già da tempo riformulato la definizione e gli obiettivi di qualità paesaggistica insistendo sulla percezione, le aspirazioni e la cooperazione delle popolazioni, tuttavia il tema del paesaggio stenta a trovare una adeguata collocazione in ambito urbanistico per via di un’incertezza dei ruoli, delle competenze e delle modalità operative, ma anche in virtù della prospettiva con cui si è soliti pensare le trasformazioni del territorio, ossia attraverso una geometria razionale-euclidea che affida al sapere tecnico-progettuale e al governo dell’operatore pubblico l’esclusiva competenza in merito. Assistiamo comunque oggi ad un progressivo superamento di tale dicotomia verso una interpretazione esperienziale-odologica del campo di vita degli individui e verso una sempre più diffusa impostazione relazionale delle teorie e delle pratiche che si occupano del territorio.

prospettive di lavoro _ Frutto di una virtuosa commistione tra sapere popolare e sapere disciplinare, tra media comunicativi verbali e non verbali, il processo performativo influenza sempre più lo studio del paesaggio. È interessante approfondirne alcune qualità metodologiche la cui applicazione varia in funzione del contesto, della situazione e degli attori coinvolti: la caratteristica sperimentale del percorso e l’apertura verso esiti incerti, l’invenzione continua di strumenti e di modalità operative ed infine il ruolo attivo sia del ricercatore che degli attori sociali coinvolti. Questo tipo di approccio costruttivo, altrimenti denominato dalla psicologia sociale come ricerca-azione (Lewin), chiama in causa il ricercatore nella risoluzione concreta dei problemi e lo coinvolge oltre che nella conoscenza del fenomeno e nella comprensione delle dinamiche che lo scatenano, nella sua condivisione con i diretti interessati e nella connessione con gli altri aspetti della vita (sociali, ambientali, economici) favorendo l’attivazione di un circolo virtuoso tra ricerca, sperimentazione, pratica e formazione.

Ilaria Vasdeki, architetto, dottoranda presso il DAU- Dipartimento di Architettura e Urbanistica per  l’ingegneria,  Facoltà di Ingegneria, Università La Sapienza, Roma

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