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Ilaria Delponte: Assetti urbani e pianificazione energetica: strumenti di possibile integrazione

Il processo di integrazione della variabile energetica nella pianificazione territoriale, consiste innanzitutto nello sviluppo di un quadro conoscitivo del territorio, che consenta di individuare i consumi di energia, l’offerta di energia esistente e quella potenziale da fonti energetiche rinnovabili, e di sviluppare scenari per la valutazione della domanda energetica futura in base alle previsioni demografiche e allo sviluppo urbanistico-territoriale.

Molte amministrazioni stanno recentemente sperimentando modalità di approccio e percorsi di integrazione fra risparmio energetico e trasformazione del territorio.

Nel merito, verranno riportate alcune attività di ricerca condotte all’interno del Progetto PEPESEC (Partnership Energy Planning as a tool for realising European Sustainable Energy Communities) a riguardo  di metodi conoscitivi appositamente predisposti a supporto del piano di azione per l’energia sostenibile e del piano energetico comunale.

Tutte le comunità stanziali sono sorte come risultato dell’articolazione tecnologica delle fonti energetiche disponibili sul territorio. I principi che fungono da motore alle moderne città differiscono totalmente dai regimi economici e socio-culturali delle antiche città, strettamente connesse alle fonti energetiche locali.

Solo a partire dagli anni ’70 la parola energia entra esplicitamente nel vocabolario della pianificazione urbanistica, dapprima basato esclusivamente sul concetto di “risparmio energetico” inteso come efficienza del sistema energetico fossile.  Attualmente la politica energetica internazionale e nazionale è in rapida evoluzione; sempre più gli enti locali dovranno misurarsi con le scelte energetiche, di mobilità e di gestione dei rifiuti, con gli impegni derivanti dagli obiettivi di riduzione dei gas climalteranti.

Un forte impulso a predisporre adeguate politiche energetiche è stato impresso dai profondi mutamenti intervenuti nella normativa del settore energetico, nell’evoluzione delle politiche di decentramento che col DLgs. 31 Marzo 1998 n. 112 hanno trasferito alle Regioni e agli Enti Locali funzioni e competenze in materia ambientale ed energetica.

La legge 10/1991 stabilisce che le Regioni e le Provincie autonome devono dotarsi di un piano energetico regionale o provinciale e farmaciareale.com che tali piani siano supportati da specifici piani energetici comunali (PEC), inseriti nei rispettivi Piani Regolatori Generali (PRG). Il Piano Energetico Comunale è quindi uno strumento indispensabile per la programmazione del territorio verso la sostenibilità economica, sociale ed ambientale.

In questo quadro, per il pianificatore si apre un’occasione di integrazione con altre tipologie di piani e la possibilità di collegamento con altre competenze.

Ilaria Delponte, Facoltà di Ingegneria, Università degli Studi di Genova

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