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Giovanni Rabino: La città del liberalismo attivo nella prospettiva della scienza della complessità

tesi _ Esplorare le relazioni, tra quanto elaborato in sede di scienza dei sistemi complessi e “governance” degli stessi, e la concezione di pianificazione cosiddetta della “città del liberalismo attivo (oggetto di un recente vivace dibattito pluridisciplinare) in cui si riconoscono forti richiami alla scienza della complessità, può aiutare a superare incomprensioni (che sono emerse nel dibattito detto) e contribuire ad esplicitare implicazioni anche “operative” sottese alla predetta concezione di piano.

campo entro il quale la tesi trova argomentazioni/confutazioni _ La fertilizzazione incrociata dei paradigmi (in senso strettamente Khuniano) disciplinari di scienze diverse (dell’uomo, della natura,dell’artificiale) è tradizione di lunga data (basta pensare a Darwin e Marx, ad Hayek e Popper); e con esiti diversi (dal successo dell’economia evoluzionista, all’aberrante eugenetica, alla ancora controversa sociobiologia).

Collocandosi in questa nobile traduzione (si parva licet componere magnis), in questo saggio lo scrivente inizia ad esplorare le implicazioni della nuova scienza dei sistemi complessi sulla problematica della governance dei sistemi antropici (anticipatori ed autoconsapevoli), in particolare nella loro organizzazione territoriale.

Sembra infatti all’autore, anche riesaminando il recente vivace dibattito (suscitato da un testo di S. Moroni) su pianificazione più o meno cogente e centralizzata o mercato più o meno regolato, che, se molti elementi della teoria dei sistemi complessi sembrano acquistiti da economia e scienze della pianificazione (ad esempio, il concetto di evoluzione e coevoluzione, i principi di indeterminazione ed incompletezza – in primis, i limiti cognitivi – le proprietà emergenti – auto-organizzazione e resilienza), manchi ancora una capacità di elaborarli “tutti insieme”. In altre parole, stenta ad emergere una capacità di spiegazione/interpretazione del mondo dialogica, autoricorsiva ed ologrammatica (per dirla alla E. Morin), ciò che è la vera essenza della scienza della complessità.

Collocandosi, invece, in questa ottica, tra le prime conseguenze che se ne ricavano, c’è che la predetta antitesi tra piano e mercato è insussistente (o, se si vuole, un falso problema); e che il merito di fondo del contributo di Moroni, non è quello di “posizionarsi” in tale problema, ma di richiamare a penetrare – con un ottica innovata – entro i meccanismi della governance dei sistemi complessi. La questione del rapporto tra regole (il diritto) e comportamenti, l’emergenza delle regole e la loro “forza”, la riconsiderazione degli oggetti primari della pianificazione (nel territorio, in primis, il diritto ed i comportamenti relativi agli spazi monofunzionali), la pluralità degli attori e delle loro relazioni – tutte questioni poste da Moroni – si prestano ad una disamina “non convenzionale”, nell’ottica della scienza delle complessità.

prospettive di lavoro _ immaginare e sperimentare nuove forme per regole e comportamenti, a livello sia locale che globale, più adatte ad una società complessa, dinamica e plurale.

Giovanni Rabino, Dipartimento di Architettura e Pianificazione, Politecnico di Milano

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