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Enrico Confienza: Per la città: idee o prospettive?

L’idea di città non è più certa. La sua stessa nozione non è condivisa. Essa è un dato variabile e la sua ontologia  dipende dagli elementi, dalla percezione e dalle chiavi di lettura che vengono sottolineate a seconda degli approcci e delle letture. (Amin & Thrift, 2005). La disciplina urbanistica, segnata nel nostro paese da un travaglio non solo legato ad una definizione disciplinare, ma ad una crisi più profonda del suo bagaglio tecnico/scientifico, non appare più in grado di dire qualcosa di significativo sulla città: sembra macchiarsi di un continuo peccato di afasia (Bianchetti, 2008). Non si tratta di capire se sia diventato più forte il piano, con le sue nuove forme strategiche, strutturali ed operative, o il progetto, la città per parti e le architetture “equipossibili” della città generica (Koolhaas, 2006). Si tratta di interrogarsi su come ed in che misura ci si possa attendere dalla nostra disciplina, che non è né la sola né la più legittimata a parlare di città, ma certo è l’unica ad avere nella città il suo oggetto principale e nel progetto urbanistico il linguaggio più significativo (Viganò, 1999), un percorso di ricostruzione e/o di nuova formulazione dell’idea di città.

Nonostante l’impossibilità di una sua definizione condivisa, la città è ormai la modalità di insediamento umano e di controllo del territorio più praticata e diffusa al mondo. In quanto struttura speculare alla nostra società non può che rifletterne le crisi profonde – di cui quella economica più recente è solo l’ennesima incarnazione – , ed affrontarne le sfide più ambiziose (sostenibilità ambientale e coesione sociale sopra tutte) (Rifkin, 2004). I temi sono dati quindi. L’oggetto attraverso cui affrontarli pure (non è più legittimo chiedersi se sia questa o un’altra la forma più auspicabile attraverso cui perseguire un progetto di sviluppo). Le modalità di lavoro però sono incerte.

Le città sono figlie di forme, progetti e trasformazioni che hanno conosciuto, a partire dal XIX secolo, un lavoro inteso e fortemente ideologico sul significato della città e sulla possibilità di risolvere con questa forma le sfide dettate da un progetto di modernità (Hall, 1988). Ma se il senso profondo di quella modernità si è incrinato, sta assumendo altri significati e sta inseguendo altre prospettive, quali sono le proposte per questa città? Quali i modelli ed i progetti per la città del futuro? È dalla disciplina urbanistica che dobbiamo e possiamo aspettarci un processo di rinnovamento dell’idea di città o essa ha perduto definitivamente quel ruolo e deve limitarsi “solo” a produrre tecniche e non più progetti di contenuto? Questo paper ambisce a ricostruire alcune delle possibili tendenze per il progetto futuro di città e a sottolineare alcune posizioni prevalenti della disciplina rispetto ai temi esposti.

Amin A., Thrift N. (2005), Città. Ripensare la dimensione urbana, Il Mulino, Bologna.

Bianchetti C. (2008), Urbanistica e sfera pubblica, Donzelli, Roma

Hall P. (1988), Cities of Tomorrow, Blackwell, Oxford.

Koolhaas R. (2006), Junkspace, Quodilibet, Macerata.

Rifkin J. (2004), Il sogno europeo. Mondadori, Milano

Viganò P. (1999), La città elementare, Skira, Milano.

Enrico Confienza, Dottorando XXIII ciclo, Pianificazione Territoriale e Sviluppo Locale, Politecnico di Torino – enrico.confienza@polito.it

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