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Antonio Acierno: La protezione dello spazio pubblico

tesi sostenuta _ L’attenzione che si sta rivolgendo alla sicurezza degli spazi urbani in Italia negli ultimi anni, ha prodotto non solo studi e ricerche teoriche ma anche una nutrita serie di esperienze pilota, implementate dalle amministrazioni locali particolarmente sensibili alla questione, che dimostrano la natura multiforme della questione e la specificità dei differenti contesti locali. E’ riscontrabile una comune tendenza, invece, nelle risposte che i governi, nazionale e locale, stanno dando alle istanze sociali di sicurezza, facendo intravvedere un generale processo di affermazione delle politiche securitarie (sistemi di vigilanza formale e tecnologica, recinzioni dello spazio pubblico, restrizione degli accessi, ordinanze contro le categorie sociali indesiderate del tipo tolleranza zero, ecc.)  nella gestione dello spazio pubblico urbano. Un approccio che sembra affrontare il tema della convivenza nella città del futuro con strumenti inadeguati.

Si ritiene, invece, che le questioni più urgenti legate alla sicurezza delle città siano costituite dall’indebolimento delle centralità urbane, dalla scarsa visibilità delle zone più marginali e periferiche così come dall’aumento della segregazione sociale e della specializzazione funzionale, che spesso investono queste aree e, di particolare rilevanza, dalla diffusione del degrado e dalla difficoltà di garantire una manutenzione costante dello spazio pubblico. In qualche misura il dibattito sulla sicurezza urbana ha rinvigorito, specializzandone un particolare aspetto, il filone di riflessioni sugli aspetti antropologici della qualità del vivere già sorto negli anni ’60, sulla necessità di ricostruire il senso della relazione tra i cittadini e l’ambiente urbano.

All’interno del dibattito specialistico attuale  sul tema si sostiene la linea di ricerca orientata alla comprensione dei caratteri dello “spazio pubblico accogliente”. Negli ultimi anni c’è stato un nuovo filone di ricerca che ha riaperto la discussione sugli spazi pubblici e il loro miglioramento, in particolar modo nel mondo anglosassone con l’interesse del governo britannico alla produzione di un better public space, supportando il CABE (Commission for Architecture in the Built Environment), e del lavoro professionale dell’Urban Design Group.  Negli USA, invece, il rinascimento degli studi sullo spazio pubblico trova un punto di riferimento nel New York Based Project for Public Space, ed in Europa  nell’European Centre on Public Space e l’intensa attività editoriale di riviste specializzate sull’urban design.

campo di discussione (argomentazioni/confutazioni) _ La sicurezza dello spazio pubblico diventa pertanto una questione di scelta tra strategie ed azioni d’intervento che prefigurano modelli differenti di società: si tratta di garantire la sicurezza perseguendo un modello di esclusione di alcuni gruppi sociali o di favorire l’integrazione e la risoluzione dei conflitti?

Il modello che aspira alla frammentazione e alla privatizzazione dello spazio pubblico, riducendo le eterogeneità dei gruppi sociali e favorendo la costituzione di gruppi sociali affini per classe e censo, è quello andatosi affermando soprattutto nella società americana nelle gated communities e nei centri commerciali/svago periferici o nei centri città direzionali commerciali (down town) ad accesso limitato, esportato rapidamente in Europa.

Questo è un modello che pratica il controllo degli accessi, la restrizione della frequentazione di parchi, l’innalzamento di recinzioni attorno agli spazi pubblici, la realizzazione di barriere fisiche dissuasive, l’installazione di telecamere, il controllo dei quartieri residenziali mediante ronde di cittadini residenti e le variegate tecniche del cpted.

In Europa questo approccio ha dato vita al “Designing out Crime”, che sostiene un’attenta progettazione dello spazio al fine di impedire l’occorrenza dei reati, sostanzialmente controllando il territorio e difendendolo.

Alternativo a quest’ultimo è invece un recente approccio fondato su strategie opposte, il “crowd out crime”, che sostiene l’allontanamento del crimine fondato sulla vitalità e la massima frequentazione dello spazio pubblico. I New Urbanists, gli Urban Villagers e i sostenitori della 24 Hour City fondano la propria azione sulla messa in atto di strategie di frequentazione dello spazio pubblico, capace di infondere sicurezza percepita negli utenti e di produrre nel medio periodo anche la diminuzione dei reati spaziali per effetto della sorveglianza naturale e dei circoli virtuosi di integrazione e mediazione dei conflitti che si possono generare.

Si delineano due orientamenti negli interventi finalizzati alla sicurezza urbana: da un lato, la progettazione di spazi pubblici accoglienti e capaci di favorire l’integrazione e, dall’altro, secondo un punto di vista totalmente opposto,  l’implementazione di strategie di sorveglianza del territorio per spazi pubblici escludenti.

prospettive di lavoro _ La progettazione dello spazio pubblico protetto ed accogliente, richiede uno sforzo di cambiamento dell’approccio progettuale professionale, che si allontani dal modello prevalentemente dominato dal sapere tecnicistico e visuale, per adottare uno stile organico incrementale che permetta l’aggregazione nel tempo di soluzioni spontanee e adattive da parte dei fruitori. Le esperienze teoriche ed operative degli ultimi decenni sulla sicurezza urbana necessitano di una sistematizzazione intelligente che fornisca linee guida nonché principi sostenibili ed implementabili, per scongiurare la definitiva affermazione dei modelli securitari.

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