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Anna Migliaccio: Paesaggi abusati: il caso Taranto

tesi sostenuta _  Taranto, città-fabbrica mediterranea, rappresenta oggi uno spazio della rimozione nel dibattito urbanistico nazionale. Vera e propria periferia di una vasta area industriale, la città ionica è contrassegnata da un ambiente e da un paesaggio massimamente degradati, distinguendosi in Europa per una serie di primati drammatici, tra i quali spicca la produzione record di diossina, a fronte della quale l’attuale amministrazione regionale è intervenuta con una specifica legge, in aperto contrasto con il governo centrale. Lo stabilimento siderurgico dell’ILVA è anche la più grande fabbrica italiana per numero di dipendenti diretti (13.346), il 60% dei quali è in un’età compresa tra i 26 e i 40 anni. Si tratta di un dato decisivo nel Mezzogiorno, specialmente in una fase economica critica come quella attuale.  L’obiettivo della dismissione della fabbrica tiene insieme un ampio fronte di tecnici e associazioni locali, ma non è condiviso dalla maggioranza della popolazione che non vede alternative concrete all’atroce dilemma: salute o lavoro. Come restituire a Taranto prospettive economiche che rispettino salute e ambiente in una fase congiunturale così delicata? Quanto è giusto, a fronte delle esperienze degli ultimi decenni, battersi per la chiusura delle attività inquinanti (con la loro conseguente delocalizzazione nei paesi in via di sviluppo), piuttosto che puntare sulla riconversione ecologica dei cicli produttivi in Europa? Esperienze come quella delle acciaierie di Linz in Austria hanno dimostrato che è possibile evitare la dismissione, puntando su produzioni a basso impatto ambientale di acciai speciali e mantenendo così nella regione posti di lavoro. Il solo obiettivo dell’efficienza ecologica degli impianti produttivi non può, tuttavia, bastare per risollevare le sorti di Taranto: parallelamente, occorre lanciare un programma speciale di rigenerazione urbana, che punti senza esitazione sulla qualità del paesaggio e dell’ambiente urbano.

campo in cui la tesi trova argomentazioni/confutazioni _ Che il paesaggio debba ricoprire un ruolo strategico nel futuro di Taranto è un’affermazione solo apparentemente paradossale. Sorta su un’isola tra due mari, in un’area geografica di grande valore paesaggistico, l’antica Tara sorprende il visitatore per la resistenza ostinata dei suoi caratteri mediterranei, in aperto stridore con uno scenario “fuoco e fiamme” da coketown dickensiana, ormai inconsueto in Europa. Casi di successo come il programma IBA Emscher Landschaftspark hanno evidenziato come  la riqualificazione e valorizzazione delle risorse ambientali e paesaggistiche residue sia una scelta strategica non opinabile per le amministrazioni delle aree industriali storiche europee che puntano ad innescare processi di diversificazione economica, attirare funzioni produttive sensibili alla qualità dei luoghi e, non da ultimo, scardinare nell’immaginario degli stessi abitanti l’idea di un destino segnato, aprendo spazi mentali per nuove visioni di futuro.

prospettive di lavoro _ il Piano Paesaggistico Territoriale della Regione Puglia individua un set di obiettivi di qualità per l’ambito ionico-tarantino che, in forma di direttive ed indirizzi per la pianificazione locale e di settore, puntano a costituire un quadro di riferimento per avviare azioni, politiche e progetti di valorizzazione e riqualificazione paesaggistica, con particolare attenzione ai paesaggi costieri e gli spazi aperti della città tarantina.

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