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Giuseppe Abbate: Agrigento: quali prospettive di sviluppo territoriale?

La Sicilia possiede inestimabili risorse in gran parte non valorizzate, tra cui sei siti considerati “Patrimonio dell’Umanità”, centri storici, zone archeologiche, vaste aree di interesse naturalistico, ambientale, paesaggistico, parchi naturali, splendidi tratti di costa.

Nel dopoguerra lo sviluppo (insostenibile) del territorio siciliano è stato generato da decisioni di vertice del governo nazionale, finalizzate per lo più ad assicurare la crescita economica delle comunità attraverso forme di industrializzazione spesso devastanti e oggi in dismissione. Oggi si vuole raggiungere un nuovo sviluppo utilizzando al meglio le variegate risorse del territorio regionale secondo i principi della sostenibilità.

Per altri versi, la crisi dei sistemi produttivi tradizionali sembra affidare lo sviluppo del territorio regionale quasi esclusivamente all’incremento delle economie derivanti dall’attività turistica, invocata sistematicamente nei documenti della politica regionale e sempre più presente nei progetti di sviluppo locale, anche se in forme disorganiche e di dubbia efficacia.  A tali manifestazioni di interesse non è comunque corrisposta una crescita del settore turistico come rivelano dati e statistiche recenti; infatti, il turismo, per diventare un’attività produttiva di rilievo per l’economia della Sicilia, deve far parte di un progetto politico complessivo, in grado di intervenire non solo su tutta la filiera dell’offerta turistica, ma anche sulla riqualificazione del territorio, sul ripristino dell’equilibrio ambientale, sull’integrazione dei collegamenti territoriali, etc.

L’offerta turistica della Sicilia è ancora poco articolata per genere (prevalenza del turismo balneare), per durata e concentrata su poche località (Palermo, Agrigento, Siracusa, Taormina, Cefalù, Eolie).

In particolare Agrigento costituisce una delle realtà nazionali più problematiche in cui si materializzano i contrasti più stridenti: l’eccezionale patrimonio archeologico e paesaggistico della Valle dei Templi; un abusivismo edilizio diffuso e multiforme; la bellezza e il degrado del centro storico; l’eleganza dell’espansione ottocentesca e lo sviluppo di scadenti periferie; opere viarie invasive che non assicurano efficaci collegamenti.

Sul territorio in declivio che guarda il mare, si trova il Parco Archeologico e Paesaggistico della Valle dei Templi, sintesi sublime di archeologia e paesaggio agrario. L’Ente Parco, istituito nel 2000, ha sottolineato il valore paesaggistico ed ambientale del contesto oltre quello archeologico di consolidata tradizione e ha anticipato alcuni temi tra cui il superamento del regime vincolistico tramite la “tutela attiva”, la concertazione e la partecipazione. Il Piano del Parco, adottato recentemente, ha la finalità di rafforzare l’identità del paesaggio della Valle attraverso una serie di azioni progettuali partecipate.

Le migliori previsioni di piani e programmi non bastano comunque a innescare interventi, se non si individua un quadro organico di riferimento tra il capitale territoriale e il capitale sociale e se non si individua un percorso scandito da priorità finalizzato al raggiungimento degli obiettivi, a cui agganciare politiche convergenti e una progettualità pubblica e privata di alto profilo.

Partendo da tali considerazioni si intende indagare come si possano coniugare sviluppo locale, identità dei luoghi, tutela ambientale attiva, e valorizzazione dei beni culturali, attraverso un percorso conoscitivo-analitico-interpretativo-valutativo-propositivo finalizzato ad attivare politiche basate sull’utilizzazione sinergica delle risorse del territorio agrigentino, potenziandole in un’ottica di sistema.

Giuseppe Abbate, Università degli Studi di Palermo, abbate@unipa.it

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