A sample text widget

Etiam pulvinar consectetur dolor sed malesuada. Ut convallis euismod dolor nec pretium. Nunc ut tristique massa.

Nam sodales mi vitae dolor ullamcorper et vulputate enim accumsan. Morbi orci magna, tincidunt vitae molestie nec, molestie at mi. Nulla nulla lorem, suscipit in posuere in, interdum non magna.

Elisabetta Rosa: Abusivismi e gestione del territorio: quale ruolo per il piano?

L’abusivismo, inteso come “l’insieme delle pratiche trasgressive delle norme per l’uso e la trasformazione del suolo e dei manufatti che lo occupano” (Coppo e Cremaschi, 1994) è la forma apparente della sfasatura tra strumenti della pianificazione e processi di trasformazione del territorio, della “distanza tra i tempi e i modi della pianificazione e i tempi e i modi della costruzione quotidiana del territorio” (Ricci, 2003). Il suo carattere temporaneo lo rende un concetto e un fenomeno evanescente: decade nel momento della legittimazione, lasciando il territorio irrimediabilmente compromesso. Gli urbanisti sono stati spesso accusati di occuparsi del problema dell’abusivismo solo sull’onda dell’emergenza, del disastro, e di non aprire una riflessione più ampia per rivedere i propri strumenti a partire da dove hanno mostrato i più gravi problemi (De Lucia, 2006).
L’urbanistica sembra aver ridotto l’abusivismo a problema giuridico-formale, imputando la sua persistenza alla mancanza di una normativa adeguata, alla lassità dei controlli e delle sanzioni.
Ma il piano non è solo forma, le sue norme riguardano innanzi tutto il comportamento degli individui e, attraverso questo, la trasformazione fisica dello spazio (Moroni, 1999). L’inclusione o esclusione dal piano non è solo una questione di “ordine formale”. La pianificazione è attività (pubblica) distributiva, le cui decisioni, veicolate dal piano, influiscono sulla ripartizione e sulle possibilità di accesso a risorse (scarse) materiali e immateriali (Moroni et al., 1994). Lo stato di eccezione in cui si trovano gli insediamenti abusivi pone importanti questioni da questo punto di vista, sia per coloro che ne traggono vantaggio (semplificando, gli abusivi per speculazione) sia per quelli che rivendicano l’inclusione (Roy, 2005).
Quali conseguenze determina, dal punto di vista del processo e dell’azione di piano, il confronto con questo fenomeno? In che modo, al momento della legittimazione, l’inclusione nel piano può essere trattata strategicamente, in termini di distribuzione (o ridistribuzione) di risorse e di costi?

Leave a Reply

You can use these HTML tags

<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>