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Domenico Costantino: Paesaggi di città paesaggi di natura:frammenti, residui, interstizi della Conca d’Oro

Il rinnovamento urbano che ha interessato Palermo e i centri vicini nella seconda metà del novecento ha modificato radicalmente il paesaggio della Conca d’Oro, disarticolandolo, frantumandolo e generando nuovi paesaggi. La crescita delle città e degli abitanti e la globalizzazione dell’economia ha avuto come conseguenza una diminuzione delle varietà dei comportamenti e una crescente uniformità delle pratiche antropiche e degli stili di vita determinati dall’omologazione delle culture, della tecnologia, dell’abbigliamento e dell’alimentazione …, ma ha comportato anche una maggiore frammentazione della società, del paesaggio e del territorio.

Grandi e piccoli centri, tessuti diffusi residenziali e produttivi, una fitta rete di comunicazioni e di segni spaziali e tempora­li, barriere visibili o invisibili, recinti, ma anche manifestazioni di disuguaglianze sociali e di aggressività hanno riconfigurato il paesaggio urbano, quello agricolo e naturale riscrivendo segni e significati e lasciando frammenti, residui, interstizi.

I “frammenti” si riferiscono a parti di città o di territorio determinate da processi di  suddivisione spaziale o sociale,  e nelle situazioni marginali accolgono il disagio urbano; i ”residui” derivano dall’abbandono, rappresentano ciò che resta del territorio dopo un uso e prima di un altro, ma indicano anche gli spazi di risulta determinati dall’organizzazione del territorio e dagli interventi di pianificazione; gli interstizi corrispondono all’attesa, alla situazione o all’esperienza dello “stare fra”, del trovarsi in mezzo fra due cose, fra due avvenimenti.

Il disinteresse della società per questi spazi  trova motivazione nella  impossibilità o irrazionalità di sfruttamento; nella scarsa redditività e nella delocalizzazione  economico-funzionale, o perché sono considerati spazi non strutturati, non accessibili, impraticabili; spazi di risulta, di scarto, di margine; o ancora  perché spazi dell’insicurezza o del rischio.

Tuttavia, i residui, diversi per forma, dimensione e statuto, hanno prodotto un incremento della  diversità ecologica e delle forme del paesaggio.

Alla contrapposizione tra ambiente naturale e insediamenti umani si sostituisce quella tra spazi naturali protetti, spazi gestiti dall’uomo e spazi abbandonati e non utilizzati, luoghi di diversa natura da studiare come parti di un tutto.

Domenico Costantino, Dipartimento Progetto e Costruzione Edilizia,  Università di Palermo, mico@unipa.it

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