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Daniela De Leo: La partita aperta dei ‘quartieri’ abusivi

tesi sostenuta _ Nel Mezzogiorno esiste, ancora oggi, un rilevante problema di abusivismo e di sottostimata relazione tra abusivismo e criminalità organizzata. Sinora, con poche eccezioni, hanno prevalso lettura disciplinari fenomenologiche e descrittive che ne hanno enfatizzato il presunto carattere informale e individuale. Quello che si sostiene, invece, è che in alcuni territori sia possibile rintracciare degli insediamenti, anche di vaste dimensioni, interamente realizzati dalle organizzazioni criminali, come vere e proprie lottizzazione e attraverso il totale controllo dell’intero ciclo edilizio.

Esistono numerose aree, sorte abusivamente, che possono essere considerate come veri e propri quartieri urbani dal punto di vista dell’unitarietà dell’intervento e dell’omogeneità delle tipologie edilizie, ma, anche, delle forme di radicamento e di identità sviluppate nel corso del tempo. Un interessante protagonismo dal basso si è andato definendo infatti, in questi contesti con la creazione e la messa in rete di numerosi comitati di cittadini abusivi o condonati, per così dire. Inutile sottolineare che la riflessione sulle forme di cittadinanza che sono andata sviluppando è certamente una sfida interessante. Inoltre, in alcune aree, tra incertezze e ritardi della politica, i quartieri abusivi hanno rappresentato la più consistente “trasformazione” recente avvenuta nel nostro Paese. Per tanto essa, probabilmente, meriterebbe un piano di analisi appropriato, in grado di fornire indicazioni alle politiche, non solo di repressione e contrasto, ma, anche, di risignificazione.

L’inevitabile e forse comprensibile ritardo nella realizzazione della urbanizzazioni previste non risolve l’entità del problema per amministrazioni quasi sempre con scarse risorse e capacità progettuali. Resta, inoltre, il problema concreto di cosa fare di queste aree e sembra evidente che il Piano degli abbattimenti previsti, ad esempio, dalla Regione Campania presenta più ombre che luci.

Le sfide, dunque, sono molteplici: le forme di produzione e il contrasto dell’attività edilizia, specie quando questa si configura come impresa criminale, ancora più potente in un contesto di crisi; forme della cittadinanza e nessi tra forme della regolazione urbanistica e sociale che si riproducono all’interno di un tessuto criminogeno.

campo entro il quale la tesi trova argomentazioni/confutazioni _ Esistono riferimenti datati ancor che validi sull’abusivismo nel nostro Paese (Clementi, Perego; Coppo, Cremaschi). Il tema dell’abusivismo edilizio sembrava passato di moda, tra orientamenti deregolativi della politica e scarsi contributi al dibattito, nonostante che, in media, il 17% delle costruzioni realizzate ogni anno nel nostro Paese siano abusive e, soprattutto, che nelle quattro Regioni a tradizionale presenza della criminalità organizzata (Campania, Puglia, Calabria e Sicilia) si concentri circa il 55% di nuove costruzioni abusive. La dimensione criminale di questi insediamenti non è stata sufficientemente esplorata e documentata. Allo stesso tempo, nonostante il risveglio del dibattito sulla cittadinanza, questo particolare status del rapporto tra cittadini e istituzioni non ha un campo di riflessioni dal quale attingere per quel che riguarda i contesti interessati dalle organizzazioni criminali.

prospettive di lavoro _ Il paper sviluppa, in particolare, il caso studio del ‘quartiere’ San Marco Saggese del Comune di Afragola. Esso consente di sostenere le tesi della dimensione di quartiere criminale, nonché di fornire argomenti a proposito delle sfide in termini di politiche che si pongono al di fuori di un orizzonte di demolizioni come unica via d’uscita.

Daniela De Leo, assegnista di ricerca presso l’Università di RomaTre, deleo@unina.it

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