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Giovanni Laino: Innovazione delle politiche per l’abitare: una strategia enzimatica per il programma di recupero dei bassi a Napoli.

campo di riferimento _ Torna l’attenzione sulla questione abitativa. Per molti ricercatori, giustamente, si tratta di uno sguardo che cerca di mettere in luce una visione plurale dell’abitare (Bianchetti, 2003, Lanzani, 2006, Multiplicity.lab. 2007), non solo intesa quindi come disponibilità di un alloggio ma come insieme di capacità (Sen, Nussbaum) effettivamente disponibili, agibili, per diverse categorie di abitanti. Gli approcci sono diversi e mettono in luce questioni e aspetti differenti.

tesi sostenuta _Da alcuni anni mi occupo della questione abitativa dei bassi nel centro storico di Napoli.

Oltre diecimila nuclei (quasi 40.000 persone, fra cui i migranti sono in crescita), abitano in alloggi considerati impropri, dal piano regolatore e dalle normative. Si tratta di un mondo di mondi per la varietà di condizioni fisiche e sociali storicamente determinate.

Dal 2001 la Regione e il Comune di Napoli hanno avviato una politica pubblica per la trasformazione dei bassi, sostituendo il loro uso abitativo con altri usi compatibili. Per ora è stato prodotto solo uno studio di fattibilità che esprime un’impostazione che ritengo criticabile (Laino, 2008).

Con la crescente presenza dei migranti nel centro urbano, la progressiva valorizzazione delle aree centrali della città e la persistenza di condizioni di degrado, la presenza di migliaia di bassi ripropone una delle facce dell’emergenza abitativa nella metropoli.

Si tratta di una delle facce della questione abitativa nelle grandi conurbazioni meridionali che, per diversi aspetti, è occasione e terreno di differenti approcci teorici. Ne esploro uno con una domanda: è pensabile un trattamento unitario, globale del problema, con un programma che, anche solo per una città, si proponga di dare un’unica risposta complessiva o è preferibile e più efficace un programma locale e contingente, che, assumendo che si tratta di una questione non risolvibile in pochi anni, esprima una strategia di tipo enzimatico (Branzi, 2006), grazie alla quale il governo locale cerchi di sollecitare, sostenere e tendenzialmente guidare le pratiche degli attori privati ?

Facendo tesoro di diversi contributi, provenienti dalla planning theory come da altri campi di ricerca (Branzi A. 2006), ritengo interessante pensare, disegnare e attuare (un modo di progettare le) politiche con interventi capaci di essere reversibili, evolutivi, enzimatici, capaci cioè di inserirsi nei processi di trasformazione della società civile del territorio, avendo abbandonato la pretesa di un governo olimpico, sistemico, forte, integrato degli attori, dei processi e del mutamento. Un approccio per cui si è consapevoli della necessità di tener conto e di convivere con diversi ritmi, calendari, culture e opportunismi del tempo. Un’impostazione che si propone  di considerare i limiti  e le diverse fonti di difficoltà per realizzare pratiche sostenibili e condivise. Una logica di produzione di politiche e di costruzione di progetti capace di cooperare, canalizzare le energie, anche quelle meno incisive e organizzate, secondo una logica debole e diffusa  (Branzi, 2006).

prospettive di lavoro _ Sul versante teorico generale si intravvede quindi un modo di progettare scelte e costrutti che intendono essere anche esplorativi di contesti che non si presume – e ne quindi si pretende – di controllare. Questa indagine poi promette di offrire un utile contributo anche sul versante delle politiche di trattamento del disagio abitativo nei contesti in cui è ancora forte la tensione abitativa. Anche per il programma che a Napoli risulta già finanziato e, pur se lentamente, procede, è più credibile una strategia del genere delineato più che una di tipo olistico ne sistemico.

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