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Alice Boni: La diversità nella città

Zigmut Bauman scrive “Il difficile compito di creare le condizioni per una coabitazione, pacifica e vantaggiosa per tutti, di forme differenti di vita, viene scaricato su realtà locali (soprattutto urbane), che si trasformano, volenti o nolenti, in laboratori in cui si sperimentano, e alla fine si apprendono, i modi e i mezzi della coabitazione umana in un pianeta globalizzato”

tratto da un articolo  apparso sul Corriere della Sera del 24 maggio 2009.

La tesi che intendo proporre riguarda un percorso di ricerca che ho intrapreso negli ultimi anni e che si confronta con la questione del trattamento urbano della diversità nel quadro di una società che è sempre più considerata e definita come “società delle differenze”. Diversità e differenze non sono qui intese come disuguaglianze bensì come caratteristiche irriducibili e irrinunciabili di ogni singolo individuo e allo stesso tempo prodotto/esito della interazione sociale (Crosta, 2001).

Il tema della diversità nella città in relazione alle politiche pubbliche mette in tensione il rapporto territorio e popolazione, tra organizzazione spaziale e organizzazione sociale e ha come sottofondo una tensione tra il diritto, la società degli individui e la società, le questioni sono: “il fatto di essere membri di una società come riduce limita i diritti degli individui?” e poi “come fare per cogliere e salvaguardare in questo contesto quelle forme di interazione che hanno come esito la produzione di beni pubblici?”.

Il campo entro il quale la tesi trova confutazioni e argomentazioni riguarda uno spazio di vita (laboratorio di sperimentazione, così come lo definisce Bauman), osservato e studiato nel suo farsi e trasformarsi attraverso pratiche sociali e azione pubblica. Uno spazio di vita divenuto oggetto di un progetto urbanistico importante (per dimensioni) che mira a ridisegnarlo attraverso la costituzione di un nuovo quartiere residenziale. Un intervento che prevede la predisposizione di residenze, spazi commerciali, servizi sociali e servizi di quartiere finalizzati alla “gestione della convivenza/ compresenza” tra popolazioni diverse.

All’interno di questa indagine, condotta seguendo un approccio indiziario in grado, forse, di cogliere aspetti anche marginali della realtà, vi è come prospettiva quella di esplorare, testimoniare e tracciare le connessioni tra componenti eterogenee dell’ambito urbano mettendo insieme luoghi, pratiche e narrazioni, affettività, architettura e vita quotidiana. Un tentativo di considerare la città “non come un meccanismo fisico e una costruzione artificiale bensì come il prodotto della natura umana” (Park, 1925).

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