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Filippo Garlanda, Michela Tiboni: Comunità minori in ambiti svantaggiati: verso una visione globale attraverso analisi locali in differenti contesti europei

La promozione di un sviluppo sostenibile di realtà locali in ambiti svantaggiati non può prescindere dalla condivisione di conoscenze, tecniche, metodologie, ovvero dall’individuare processi metodologici che permettano di confrontare realtà anche molto lontane geograficamente, e non solo, ma che hanno in comune alcune caratteristiche territoriali, sociali, economiche, ed alcune dinamiche in atto, prima fra tutte il pericolo di scomparire a causa del forte decremento di popolazione in atto, col rischio che vadano persi valori storici e sociali tradizionali, o che non vengano valorizzate potenzialità paesaggistiche, ambientali, turistiche.

Il tema delle politiche per lo sviluppo sostenibile di comunità minori in ambiti svantaggiati è oggetto di interesse dell’Azione COST C27, un progetto europeo di cooperazione internazionale nell’ambito della ricerca scientifica. Concretamente, l’azione ha tra i suoi obiettivi quello di esplorare le problematiche e le possibili politiche di sviluppo per le comunità minori, valutare attraverso indicatori appropriati i casi studio considerati “best practice” implementati nei paesi partecipanti e studiare la trasferibilità di questi casi studio di successo nei diversi contesti istituzionali.

Per poter valutare la trasferibilità di best practice da un contesto regionale ad un altro, a livello europeo, si rende però necessario, in primo luogo, un confronto sulla definizione del concetto di “comunità minori in ambiti svantaggiati”.

E’ possibile condividere la conoscenza in modo da permettere un confronto significativo fra realtà dimensionalmente “minori”, radicate in un territorio e con forti identità storiche, in un contesto europeo? Ha senso costruire metodologie di analisi valide per aree geografiche differenti, col fine di costruire ed esportare metodologie e tecniche di sviluppo possibili pensate inizialmente per contesti molto specifici?

In Europa esistono regioni molto diverse per distribuzione di popolazione, composizione sociale, caratteri del territorio e sviluppo economico, basti pensare a regioni situate nei paesi nordici confrontate con paesi mediterranei: già a livello di densità territoriale si avverte la profonda differenza.

Una base per la definizione delle politiche di sviluppo nelle diverse situazioni può essere costituita dall’analisi locale dei cambiamenti demografici, sociali ed economici, che apre la strada alla comprensione del territorio e delle cause dello svantaggio economico e sociale delle comunità urbane minori.

Ma questa analisi locale deve essere impostata con un’apertura al confronto con altre realtà locali in contesti regionali molto differenti l’uno rispetto all’altro: i parametri che ci portano a considerare un luogo come comunità minore in ambito svantaggiato in Italia possono essere ragionevolmente utilizzati allo stesso scopo in Spagna, in Portogallo, in Grecia, in Svizzera, in Svezia, nella Repubblica Ceca o in Norvegia?

Il paper ripercorre l’attività svolta, all’interno dell’Azione COST C27, per dare una riposta a questo interrogativo.

Il lavoro di analisi di comunità minori in ambiti svantaggiati incontra questo problema sia nella scelta di quali indicatori utilizzare che nella definizione dei valori significativi di ciascun indicatore. Ne è emersa una interessante possibilità di costruzione di una metodologia che misuri la dimensione e la situazione socio-economica delle realtà locali in modo da individuare aree geografiche con caratteristiche e problematiche simili individuate a livello europeo, trasversali rispetto ai limiti amministrativi nazionali.

Ci si è posti l’interrogativo se avesse un senso individuare, per gli indicatori scelti, dei range di valori comuni da utilizzare per giungere all’individuazione di realtà locali definibili come “minor” e “deprived”.

Dal lavoro svolto ciò sembrerebbe possibile, con l’unica eccezione della variazione di popolazione negli ultimi dieci anni, che ha registrato valori sensibilmente differenti da una nazione europea all’altra: per questo parametro si è dunque ritenuto ragionevole assumere come valore di riferimento la variazione di popolazione a livello nazionale, a cui rapportare la variazione locale.

Il lavoro intende dunque fornire spunti di riflessione verso una condivisone del concetto di area depressa in Europa.

Filippo Garlanda, Michela Tiboni, DICATA, Università degli Studi di Brescia

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