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Silvia Mantovani: Dall’integrazione all’accoglienza: spazi aperti e valorizzazione delle diversità

La città è sottoposta a domande contraddittorie.
Voler superare tale contraddittorietà è cattiva utopia. Occorre darle forma.
La città è il perenne esperimento di dare forma alla contraddizione.

M. Cacciari, La città, Pazzini Editore, Rimini 2004

Gli elementi di cambiamento, di discontinuità, i momenti di crisi, non sono fenomeni al di fuori dell’andamento regolare delle cose, ma sono parte di una evoluzione generale le cui logiche, a lungo termine, ci sfuggono. Questi momenti, però, non sono solo punti di rottura negativi, da contrastare, ma possono essere il confine tra due ordini diversi, il passaggio tra due fasi nel cammino del progresso, inteso come avanzamento della storia, all’interno del quale è possibile agire in maniera creativa.
La pianificazione tradizionale, invece, si pone generalmente in una prospettiva lineare, che cristallizza un momento, disegnando sulle carte una volontà finalistica immobile, esclude ogni possibile evento non pianificato ed elimina il tempo a favore di un statica armonia. In questo modo l’ordine previsto non è stato raggiunto, e si è persa l’occasione di sfruttare i cambiamenti, di organizzare la crisi.
Compreso invece che quello che possiamo ragionevolmente dire del futuro è molto poco, e molto spesso destinato ad essere smentito dai fatti, l’unica possibilità è abbandonare la certezza del piano per costruire ipotesi, senza però affezionarci troppo ad esse. Creare immagini, cioè, non baste sulla previsione o sulla capacità di persuasione di “ciò che verrà fatto”, ma volte a interrogare, esplorare, mettere in evidenza ciò che Sun-Wu, il maestro della guerra, chiamerebbe il potenziale nascosto in ogni situazione, così che il progetto possa ogni volta trovare il proprio percorso di sviluppo creativo.
Accogliere il disordine e l’incertezza può essere inoltre una strategia per arginare la deriva estetizzante di certa odierna architettura del paesaggio, che manovrata da politici e attori vari in cerca di pubblico consenso, tende a trasformarsi sempre più in arte decorativa, confezionando con involucri verdi, secondo una operazione di puro marketing, i più disparati progetti 2. La qualità di un luogo pubblico non può più essere dunque il prodotto, come dimostrato da una lunga serie di fallimenti, di una estetica formale basata su una statica armonia, su prescrizioni rigide che individuino usi, funzioni, forme e materiali, e soggetta a degrado e vandalismo ogni qual volta la vita esce dagli schemi, ma risiede in una nuova bellezza, costituita dalla capacità di accogliere il diverso, l’inatteso.”The finished project has to be infused with life, and as time progresses, the built design must start to lead a life of its own. The matter in hand is not to bring about a chosen aesthetics but to carefully accompany the emergence of a new and often unexpected process (…)“3.

campo entro il quale la tesi trova argomentazioni/confutazioni _ In un nuovo contesto scientifico-culturale, dove sono stati chiaramente messi in evidenza la complessità, il naturale disordine delle cose e contemporaneamente la creatività del caos nel cammino dell’evoluzione, è necessario acquisire un nuovo modo di osservare, più sottile, più ricco, che sappia vedere nel disordine e nell’eterogeneità non solo degrado e pericolo, ma anche il germe dell’innovazione. Nei sistemi complessi, infatti, il salto evolutivo avviene proprio nei momenti di biforcazione, quando cioè il sistema, a causa di perturbazioni esterne, ha perso la sua originaria organizzazione e si indirizza verso una nuova forma, sospesa tra ordine e disordine.

prospettive di lavoro _ Oggi non è più il tempo della tolleranza o dell’integrazione, come sostiene Massimo Venturi Ferriolo: “oggi bisogna
accogliere
“4. Non solo sopportare o assimilare il diverso, l’inatteso, ma esaltarlo, valorizzandone le peculiarità.
Metodologie di partecipazione, di negoziazione, partenariati, spazi fluidi improntati ad una mixité funzionale e tipologica, devono oggi rinnovare il vocabolario ed iniziare ad interpretare le forme di una nuova socialità, che ha bisogno di spazi nomadi, privi di una caratterizzazione statica, che non privilegino una particolare categoria di utenti e non escludano definitivamente altre pratiche, altre persone.
Irregolarità, incertezze e tutela del futuro, sviluppate in un tempo lungo, diventano elementi indispensabili per evitare la segregazione amministrativa dei territori e degli spazi così come il clamore mediatico che, se rassicurano tecnici e amministratori, non hanno però nessun valore nella progettazione di spazi aperti urbani.
Tutto questo richiede però anche una ibridazione disciplinare tra urbanistica, architettura e pianificazione del paesaggio, trovando a ciascuna il giusto ruolo e le necessarie responsabilità: “only with such concerned efforts and collaboration between separate fields will we succeed in reconciling architects with nature, people with landscape, and ourselves with reality“5.

1 MASSIMO CACCIARI, La città, Pazzini Editore, Rimini 2004.
2 Vedi a questo proposito BART BRANDS, KAREL LOEFF, Beyond aesthetics, “Topos”, 40, 2002, pagg.61-69.
3 BART BRANDS, KAREL LOEFF, op.cit., “Topos”, 40, 2002, pag.69.
4 MASSIMO VENTURI FERRIOLO, Il paesaggio. Opinioni a confronto, in SARA MARINI (a cura di) Dessiner sur l’herbe. Architetti per il paesaggio, Quaderni IUAV, 43, Il Poligrafo, Padova 2006, pag.111.
5 CHRISTOPHE GIROT, Developments in landscape architecture in Europe, “Topos”, 49, 2004, pag.48.

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