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Rose Marie Callà, Alessandro Franceschini: Le periferie come luogo di scontro e anomia o come occasione di incontro e di formazione societaria?

tesi sostenuta _ La sezione della città formale che occupa generalmente il centro storico cerca di annettere progressivamente le zone marginali – o periferie – che rappresentano, a tutti gli effetti,  città parallele.

Il tentato processo di integrazione da parte della “città propria” avviene sulla base di diversi imperativi: legalità, razionalizzazione, ordine sia esso di tipo urbanistico-architettonico con progettazioni disciplinanti dello spazio, sia di tipo socio-culturale con tentativi di contenimento alle diversità etniche.

Le aree suburbane, per contro, si propongono come zone indeterminate, sia per il loro confini geografici mutanti e sia per i gruppi sociali eterogenei che in esse risiedono.

campo entro il quale la tesi trova argomentazioni/confutazioni _ Il tentativo di disciplinare l’espansione delle periferie, di omologare forme di convivenza non omologate, di annullare gli usi degli spazi pubblici non convenzionali, appare tuttavia originato da una miopia di fondo che non tiene in dovuta considerazione le trasformazioni epocali che la società globale sta subendo e che, necessariamente, si ripercuotono anche sui destini delle aree urbane, siano esse formali o appartenenti alla “città altra”. Il fenomeno delle migrazioni internazionali, infatti, impossibile da arrestare a causa degli squilibri laceranti di natura sociale, economica a demografica tra nord e sud del mondo, ci pone di fronte a scenari urbani multietnici, nei quali lo scontro e l’incontro, i conflitti e le contaminazioni con l’Altro, sono e saranno progressivamente sempre più diffusi.

Si può ragionevolmente prevedere che non sarà il mondo periferico – in senso urbano, in senso globale, in senso sociale – ad indietreggiare, anzi esso si imporrà come modello sia sociale sia come tipologia di insediamento abitativo prevalente. Mentre la città formale, sempre più simile ad un oggetto inanimato, svuotata dai conflitti nel senso sia di fligere – urtare -, ma anche di cum – insieme, non riacquisterà la sua antica capacità di creare società.

prospettive di lavoro _ È necessario dunque che le città siano impermeabili al nuovo e al diverso che sopraggiunge e che si insedia nelle aree marginali, lette generalmente e solo come luoghi di imperante disorganizzazione sociale e di degrado urbano. Il ribaltamento necessario, invece, è quello di riconoscere il mondo periferico come bacino di risorse economiche e culturali future e di garantirgli un posto centrale nella formazione di Società. La progettazione urbana, architettonica e sociale, quindi, dovrebbero essere sempre più strumenti atti ad evitare che le divisioni territoriali non siano anche e ancora confini simbolici per mantenere salde frontiere mentali, puntando ad attenuare da un lato l’isolamento dei gruppi sociali emarginati nelle periferie, e dall’altro la solitudine dei gruppi sociali che ereditano i centri storici, dando luogo a spazi di contaminazione, dialettica e scambio sociale.

Rose Marie Callà, Facoltà di Sociologia, Università di Trento, rosemarie.calla@soc.unitn.it

Alessandro Franceschini, Facoltà di Ingegneria, Università di Trento

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