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Letizia Montalbano: Vivere insieme tra reciprocità e differenze: con-dividere luoghi, ri-creare legami, ri-tracciare percorsi visibili tra centro e periferia

Come cambia il volto della città, strizza ancora l’occhio ai suoi abitanti in una complicità che sottende nuove alleanze o gli si sottrae, presa com’è dal dover seguire mutamenti veloci ed incontrollabili ?

Chi sono i soggetti che oggi dialogano con la città, i suoi abitanti di sempre, i nuovi che percorrono le stesse strade e che hanno conquistato luoghi dismessi o abbandonati oppure comunità composite cui il bambino, col suo esplorare inesauribile, può fornire la chiave di nuove porte d’accesso ad un futuro che non sia solo tecnologia, velocità ed isolamento? Può la periferia, ovunque si trovi , opporre ad una crescente anomia la capacità di accogliere “vite (non) di scarto“, interagendo col resto della città anche attraverso i suoi spazi interstiziali resi non più vuoti ed abbandonati o colmati di propaggini indistinte e rifiuti, ritrovando la forza di attivare nuove energie per luoghi centripeti che attraggano con visioni finalmente chiare e trainanti  persone che  si riconoscano negli spazi che stanno attraversando?

Occorre ritrovare adesso la capacità di ri-tracciare percorsi urbani visibili che moltiplichino le differenze, creando ed aprendo spazi verso l’esterno dove l’altro venga immediatamente riconosciuto  come uno dei possibili volti che la nostra identità può assumere, conservando quella specificità che solo un ambiente ricco di cure e di stimoli come quello di una città veramente educante può dare. Da realtà diverse di condivisione e di incontro si creano e fioriscono nuovi legami, per ricominciare ad essere dentro i luoghi.

Per lottare contro il degrado che attacca il cuore dell’attuale zona universitaria di Bologna, un tempo sede della domus aurea dei Bentivoglio, un’associazione di cittadini, a partire dall’analisi del contesto e dalla progressiva esperienza, ha messo in campo interventi e pratiche volti alla ricerca di un equilibrio tra prospettiva di controllo e costruzione di una cittadinanza attiva. Partendo da uno spazio specifico per aprire collegamenti e coordinamenti con il resto del territorio, nella consapevolezza dell’esigenza di un intervento d’area. e con anche l’idea di dare un segnale di positività: “Se questo accade ai Giardini  del Guasto…allora forse può anche accadere in altri luoghi .” Un luogo storico è stato trasformato in un giardino da un intervento architettonico pensato realmente per le esigenze di gioco dei bambini, dove lo spazio sospeso , rinfrescato da un percorso d’acqua e caratterizzato da uno studiato uso del cemento tagliato in forme evocative del continuo variare della natura , mira a stimolare l’immaginazione dei bambini e la loro libera espressione nei giochi .Il gioco libero, i laboratori e le feste sono grandi occasioni di creazione di legami: nuove famiglie arrivano, si conoscono, partecipano e collaborano alla realizzazione delle attività che sono animate da quegli abitanti che volevano  prendersi cura  di questo spazio emblematico in stato di deterioramento considerato pericoloso e impraticabile, Oggi i giardini sono uno spazio intergenerazionale e multi-culturale in cui si creano naturalmente dei legami, sono abitati da gente di ogni età che viene da Pakistan, Bangladesh, Cina, Africa, Thailandia. e servono da stimolo a pratiche partecipative in altri quartieri.

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