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Angelino Mazza, Città e spazio pubblico. Le forme dell’insicurezza urbana

tesi sostenuta _ Le politiche di sicurezza in Italia, come del resto in altri paesi europei, mostrano chiaramente segni di ambivalenza emblema del passaggio dallo Stato del Welfare a quello del neoliberismo.
Possiamo sostenere che diverse città non hanno ancora espresso una politica di governo locale del bene pubblico della sicurezza. Dunque sembra scomparire la possibilità di un modello unico di sicurezza, da applicare a prescindere dal contesto, mentre si delineano politiche di governance della sicurezza che tengono conto di una pluralità di condizioni storiche, politiche, sociali e culturali, tutte da coordinare per avere una sicurezza realizzabile e multidisciplinare. L’uso differenziato degli spazi pubblici è un dato rilevante che bisogna considerare sia nel disegno che nell’integrazione socioculturale e non solo in termini di percezione securitaria.

campo entro il quale la tesi trova argomentazioni/confutazioni _ Il tema della sicurezza nelle città si è consolidato sullo sfondo di una crescente rilevanza della crisi del governo urbano e delle difficoltà del pensiero urbanistico nel confrontarsi con una domanda sociale sempre più differenziata ed esigente. La città infatti, rappresenta il campo naturale dove la paura per la criminalità si diffonde e dove si dispiegano i suoi effetti; sotto questa spinta, la città sta cambiando profondamente nelle forme, nelle modalità organizzative, nei comportamenti individuali e collettivi. Quali dunque sono gli elementi che favoriscono in chi vive in città la definizione di una situazione che alimenta un sentimento di insicurezza?
C’è  da premettere che non tutte le forme che assume la paura urbana possono essere ricondotte a fenomeni di natura criminale secondo il seguente schema crimine-paura-domanda di sicurezza. Le “ipotesi delle inciviltà”, ci aiutano a comprendere questo fenomeno proprio in presenza di una diminuzione di reati. Appare ovvio che ogni modello è sempre una schematizzazione incompleta e serve a dare solo in parte risposte adeguate per comprendere se quali fattori possono essere relazionati con la domanda di sicurezza. La dimensione della sicurezza di fatto si colloca in un crocevia su cui convengono da una parte i processi di acquisizione del capitale sociale (dove il protagonista è la società civile) e dall’altra gli interventi di law enforcement (dove i protagonisti sono le istituzioni a vario livello e competenza).

prospettive di lavoro _ Questo approccio tenta di ridurre la distanza tra due versanti: quello costruito dall’azione volta a garantire l’obbedienza alle leggi ed a contrastare il crimine (law enforcement-crime controlsecurity) e quello costituito dall’azione di prevenzione promossa dai meccanismi di coesione interni alla comunità (safety-capitale sociale) e dall’offerta di servizi pubblici, evidenziando la necessaria complementarietà tra i due versanti di azione. Di fronte alle richieste dei cittadini e a questi fenomeni gli Stati hanno cominciato a creare spazi per metodi “non verticali” di sviluppo delle politiche pubbliche di sicurezza. Si è reso necessario affrontare la questione della sicurezza da una prospettiva più orizzontale e attraverso l’integrazione di nuovi meccanismi di negoziazione e interazione tra gli attori tradizionali della sicurezza e i nuovi attori (pubblici, privati, sociali).

Angelino Mazza, Dottore di ricerca in Urbanistica e Pianificazione Territoriale del Centro Interdipartimentale di riceca L.U.P.T. (Laboratorio di Urbanistica r Pianificazione del Territorio) dell’Università degli Studi di Napoli “Federico II”.

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