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Angela Casile: Le funzioni sociali del verde e l’utilizzo dei Parchi Urbani

Tra le aspirazioni dell’architettura e dell’urbanistica contemporanee  vi è quella di stabilire positivi contatti con l’ambiente naturale e i migliori approcci ai palinsesti delle trasformazioni antropiche in esso intervenute. Oggi tutti vorremmo una città che sappia creare ambienti di qualità e garantirne nel tempo il mantenimento, che sappia ri-progettare i suoi ambiti degradati, nel rispetto dell’identità dei luoghi, ovvero del loro codice genetico, del rapporto tra  la storia dell’insediamento urbano e la loro riconoscibilità nei segni e nei significati dei vari paesaggi urbani.

Non c’è dubbio che il “Parco Urbano” sia una delle componenti di spicco del configurarsi degli spazi della città sin dalle epoche più antiche, come spazio di natura formalmente organizzata per il decoro e la fruizione degli abitanti della città.

Occuparsi di parchi urbani può voler significare:

  1. studiare ed impegnarsi nell’ “ arte di curare la città  ” nei suoi segni e disegni;
  2. sentire la necessità di analizzare, dare un senso e confrontare quanto cambia e sta cambiando, sia a  causa di una cultura dell’immagine sempre più pervasiva, sia causa di quella globalizzazione che tende ad oscurare e mettere in crisi le identità locali, urbane e non, sia a causa delle valenze e di avanzati processi strategici di autoriconoscibilità delle popolazioni nei  paesaggi in cui vivono.

Individuare nella città le aree da ri-naturalizzare con funzioni preminenti di ri-equilibrio paesaggistico  ed  ambientale,  ri-organizzare  i  nostri  progetti e interventi alla luce della consapevolezza dei contesti storici e naturali, ri-cuperare i tessuti edilizi, ri-qualificare e  “ riparare ”, trasformare le periferie esistenti in “ città a tutti gli effetti ”, e così le aree     “ interstiziali ”, le aree perturbane, sono operazioni basilari per una metamorfosi positiva della città. La valorizzazione del patrimonio culturale della città comporta l’uso di metodologie e tecniche tradizionali, ma anche l’invenzione-creazione, di itinerari conoscitivi e pedagogici, di eco-musei, di  progettazione di  reti ecologiche e di attività di rivalutazione dell’identità e riconoscibilità dei luoghi e della loro immagine,  di tutto quanto contribuisce alla costruzione della “ vision ”  futura dei luoghi urbani.

Una domanda che noi progettisti dovremmo porci è, cosa costituisce un ambiente equilibrato,  che  contenga  tutti  gli  ingredienti  necessari  per  la prosperità biologica, la cooperazione sociale e la stimolazione spirituale dell’uomo?

La progettazione di queste aree, promuove una serie di professionalità, che vanno dal progettista restauratore,  al naturalista,  in grado di comprendere le esigenze  sociali ed ecologiche, al gestore in grado di impostare una politica di manutenzione, amministrazione e fruizione dei siti; bisogna introdurre  rigorosamente in  ogni progetto degli spazi verdi il proprio piano economico-finanziario,  che ne consenta la vita.

Angela Casile, Dottore di ricerca in Pianificazione e Progettazione della città Mediterranea, Università degli studi Mediterranea di Reggio Calabria

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