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Flavia Schiavo: Transiti ad Est. “Nuove” e “vecchie” città: economia, società, paesaggi, strumenti, tra consumo di suolo e desiderio di sostenibilità

Dal XIX secolo la città ha cambiato non solo la propria forma, ma la struttura organizzativa, sostenuta e alimentata da nuove economie fortemente urbano-centriche, declinando nuovi modelli sociali e ordinativi dello spazio. A partire da quella fase appaiono articolazioni di “transizione” che pur non essendo in antitesi assoluta con il pregresso storico, sono sostanzialmente differenti, divergenti dal passato, sia per quanto riguarda la figurazione degli spazi, sia per ciò che attiene la fruizione, sia per quanto concerne il rapporto con le risorse e con il capitale, sia naturale che artificiale, sia per quanto concerne il valore simbolico attribuito ai luoghi abitati.

Il contributo, muovendo da tali premesse, intende esplorare la tensione contraddittoria tra alcuni modelli urbani storici che hanno inaugurato l’esplosione urbana e la nostra contemporaneità e su alcuni paradigmi tesi a risolvere i “mali” urbani (igiene e sostenibilità). Tramite alcuni esempi: nello specifico Londra e le Megalopoli americane descritte da Gottmann; riflettendo su alcune “rappresentazioni verbali”, tra cui la “madrepora” descritta da Patrick Geddes, le immagini di Daniel Defoe che già scrive, nel 1724, di una città “mostruosa e gigantesca che ha nome Londra”, e la pianificazione per la “Grande Londra” di Patrick Abercrombie.

Tali prodromi dell’esplosione urbana possono essere comparati con lo sviluppo urbano più recente, localizzato ad Est (in particolare le città orientali e indiane), oscillante tra crescita fisica, vorace consumo, espansione veloce, controurbanizzazione e recessione. Ragionando anche sulle tendenze, a volte, orientate verso la sostenibilità, potente paradigma dotato di grande funzione retorica, ma sovente negato (soprattutto in ambiti in cui si attua uno sviluppo frenetico) dalla contingenza e pertanto inefficace nella concretezza delle “cose” e degli oggetti urbani che seguono altre, e spesso slittate, dinamiche.

In tale prospettiva può essere interessante capire, oltre alla comparazione tra le esplosioni storiche ed alcune contemporanee, quali modelli, processi, fenomeni, andamenti, tracce, ritmi, immagini, memorie in ambito sociale, economico, simbolico, siano sottesi alle nuove città, descritte da nuove parole, tra cui: megalopoli, città-territorio, regione urbana, regione metropolitana, diffusione, dispersione, sprawl, exopolis, ipercittà, metapolis, conurbazione, edge city, post-suburbia, technoburb, cyber city, esplorandone – sinteticamente – il senso.

Flavia Schiavo, Università degli Studi di Palermo, Facoltà di Architettura

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